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| Aiuti alle famiglie: è l’ora dei fatti |
| Consegnato al Capo dello Stato il milione di firme "Per un fisco a misura di famiglia" | |
| Scritto da Giovanni Martino | |
| 19/05/08 | |
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Per arrivare al grande traguardo di oltre un milione di firme (per la precisione: un milione e 71mila), c’è stata in tutta Italia una grande mobilitazione, nel corso degli ultimi mesi, da parte di 76 associazioni nazionali e 182 associazioni locali. La giornata clou è stata quella dello scorso 3 marzo, allorché sono stati allestiti contemporaneamente banchetti per la raccolta di firme in 1.400 piazze. Questo grande evento, a dire il vero, non ha avuto sin qui un’eco adeguata da parte dei media: pensiamo solo, per contrasto, al battage pubblicitario che accompagna ogni seppur piccola iniziativa da parte di gruppi come i radicali... La carenza di informazione l’abbiamo potuta riscontrare direttamente al momento in cui abbiamo avvicinato le persone (anche noi abbiamo partecipato alla raccolta), per chieder loro di sottoscrivere la petizione: bisognava spiegare pazientemente che non si stavano chiedendo soldi (anzi, ci si impegnava per farne avere...); che non si trattava di un’iniziativa estemporanea, ma del proseguimento della grande esperienza del Family Day, promossa dalle grandi associazioni di rilevanza nazionale coordinate dal Forum; che non era un’iniziativa “religiosa” o “integralista”, ma una grande battaglia di giustizia sociale promossa da chi ha il cuore il bene comune (e i cattolici sono in prima linea). La risposta delle persone coinvolte, come dimostrano i risultati, è stata entusiasta, perché il tema affrontato tocca la quotidianità di tutti: la difficoltà economica di arrivare alla fine del mese, soprattutto da parte di chi ha figli; ma anche la disgregazione morale e sociale dovuta alla fragilità delle famiglie. La più elementare nozione di equità (oltre che il dettato costituzionale) richiede che, se si parla di riduzione delle tasse, si cominci da quanti hanno le maggiori difficoltà: le famiglie con figli, appunto. In questa direzione va la petizione del Forum, che vuole introdurre deduzioni fiscali proporzionate agli effettivi carichi familiari. Le politiche per la famiglia non si esauriscono qui, ovviamente. L’azione di sensibilizzazione dovrà coinvolgere anche il problema della libertà educativa, del lavoro femminile, del sostegno sociosanitario... Ma il riconoscimento della soggettività fiscale (e sociale) della famiglia – che significa restituire alle famiglie disponibilità (e libertà) economica, riconoscere che i figli sono un bene sociale e non un lusso - è un passaggio fondamentale. Tocca ora alle istituzioni: al Governo, al Parlamento, agli Enti locali. Nell’ultima campagna elettorale tutte le forze politiche si sono impegnate a sostenere politiche in favore della famiglia. Ora è tempo di passare dalle parole ai fatti.
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Errori di partenza
Non amo i fustigatori di professione e mi guardo bene dal diventarlo.
Però, lo spirito scettico/critico mi porta anche a parlare di ciò che non mi piace.
Nelle prime fasi del Governo Berlusconi si possono sottolineare alcuni aspetti positivi: la coesione della maggioranza, la disponibilità alla discussione pacata ed aperta sui temi, la velocità nelle operazioni di start-up, la scelta di alcune personalità in posti chiave.
E poi si possono indicare i primi errori.
1) Stefania Prestigiacomo al momento dell'arrivo al Ministero dell'Ambiente ha detto che porterà avanti ciò che di buono ha fatto "Alfonso". Ha detto proprio così, riferendosi al suo predecessore Pecoraro Scanio. Diciamo che ci si poteva attendere un cambio di registro. D'altronde, il voto serve a cambiare ciò che non va bene. E Pecoraro Scanio era tra le cose che non andavano bene.
2) Franco Frattini, da oggi Cuor di Leone, non trova di meglio da fare che rifiutare l'incontro col Dalai Lama, per non scontentare gli amici cinesi. Il trionfo del coraggio! E il cambiamento?
3) Ignazio La Russa, a seguito della ripresa della guerra civile libanese, grazie ad Hezbollah (finanziato da Siria ed Iran), afferma che nulla è cambiato nel Paese dei Cedri e che quindi i soldati italiani non rischiano nulla. Ergo, nessun cambiamento in vista per le regole d'ingaggio: gli uomini dell'Esercito italiano non potranno sparare per difendersi, eventualmente. Ma Antonio Martino doveva proprio star fuori dall'esecutivo?
4) Gli attacchi ai campi rom sono da Paese incivile. Questo va detto e ribadito, senza timore. Anche perchè spesso (come è avvenuto a Napoli) a compierli sono delinquenti peggio degli stessi nomadi. Magari rivedere prima le leggi (introducendo il reato di accattonaggio), applicare le norme sullo sfruttamento minorile (bimbi impiegati in furti ed elemosine), le norme ambientali e di sicurezza (per cui non si potrebbe abitare in tali tuguri), porterebbe risultati più concreti. Senza violenze inutili.
In effetti, qualcosa è cambiato.
E non lo si nota solo dal fair play e dai toni equilibrati che contraddistinguono le relazioni tra la nuova maggioranza e il principale partito di opposizione.
Anche nei rapporti dei cattolici con la politica, ma in particolare con Silvio Berlusconi, c'è stata una evoluzione interessante.
Come osserva Gianfranco Brunelli, notista politico di "Il Regno", il leader del PdL sembra essere riuscito nell'impresa di "separare definitivamente la questione cattolica dalla questione democristiana". E questo grazie all'esclusione dell'Udc dalla coalizione di centro-destra e alla conseguente sconfitta elettorale subita dal partito di Pierferdinando Casini. Ora, infatti, "nessuno può più ridiscutere l'equilibrio interno al centrodestra in nome dell'identità cattolica e della legittimazione ecclesiastica. Berlusconi ha laicizzato da destra la politica italiana, chiudendo definitivamente la stagione democristiana".
La nuova situazione non sembra dispiacere alla gerarchia ecclesiastica, anche se l'esclusione di alcuni politici cattolici di primo piano dagli incarichi ministeriali ha fatto senz'altro inarcare qualche "sopracciglio porporato". Le preoccupazioni dei vescovi sono state però mitigate da alcune sagge scelte a livello di sottosegretari, oltre che dal discorso di presentazione alla Camere, nel quale Berlusconi si è impegnato a «promuovere la famiglia come nucleo di spinta dell'intera organizzazione sociale, [...] rimuovere le cause materiali dell'aborto e varare un grande piano nazionale per la vita e per la tutela dell'infanzia, destinando nuove e consistenti risorse al fine di incrementare lo sviluppo demografico», e ha sapientemente affiancato l'aggettivo "solidale" al tanto dibattuto "federalismo fiscale".
Se poi ricordiamo come, nel precedente governo, certi "autorevoli" rappresentanti del mondo cattolico furono sostenitori di leggi che tendevano ad equiparare la famiglia con qualsiasi "unione", e non mossero un dito per bloccare attacchi "zapateriani" di varia natura (utilizzo degli embrioni umani per esperimenti, linee guida che stravolgevano la legge 40, attacchi alla Chiesa e al Papa, ecc.), il paragone con il presente è molto, ma molto incoraggiante.
Infatti, l'On. Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, ha già spiegato che è «arrivato il momento di fare il tagliando alla 194 e questi sono gli interventi più urgenti: applicare la parte disattesa, riguardante la prevenzione e dare delle linee guida per far sì che la normativa non sia più violata come accade in varie parti d'Italia».
E l'On. Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità, ha sostenuto che le parole del Papa sono condivisibili, soprattutto «quando afferma che la 194 e' una ferita, che oggettivamente ha fatto perdere all'Italia milioni di vite provocando un danno spirituale e demografico del Paese. E credo che questo sia dovuto soprattutto ad una cattiva ed incompleta applicazione della norma».
Tutta un'altra musica insomma.
Dopo le dichiarazioni del sottosegretario con delega alla Famiglia, Carlo Giovanardi, c'è quasi da stropicciarsi gli occhi:
«Il governo e la maggioranza hanno approvato la legge 40, confermata da un referendum. Quindi, la volontà di questa maggioranza è cambiare la circolare della Turco». Lo annuncia il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia Carlo Giovanardi. Livia Turco, ex ministro della Salute, «non può, con una circolare, modificare una norma approvata dal Parlamento - sottolinea Giovanardi, a margine di un incontro del Forum delle Associazioni familiari - e confermata da un referendum popolare. Siamo in uno Stato di diritto, è il Parlamento che decide».
Confidiamo che le buone intenzioni si traducano presto in fatti concreti. In ogni caso, meglio non distrarsi...
Gino socio di SamizdatOnLine








